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sabato 3 dicembre 2011

Il Rivale Immaginario

Non c'è nulla di più facile, per affermarsi, che avere un nemico.

Un nemico crea una situazione di emergenza, di conflitto, e allora, se vuoi vincere, non puoi stare lì a fare dolorose autocritiche: devi accettarti come sei, pregi e difetti, ed essere sicuro di te, mentre vai in battaglia, altrimenti perdi.

Diverso è quando il nemico non ce l'hai. Lì sono dolori. Lì finiscono le esaltazioni e la possibilità di dare la colpa agli altri. Lì, a ben vedere, il nemico sei te stesso. Ma questo è un altro discorso...

Qui volevo parlare di quando, esasperato da un pò di problemi, ho pensato bene di esternalizzare le mie responsabilità, almeno in parte, trovando un nemico. E quale nemico ho scelto? Ma un amico, ovviamente! Niente di più semplice!

Qualche anno fa, a Roma stavo passando uno dei periodi di "down" che si presentavano di tanto in tanto. C'era in ballo la possibilità di restare nella mitica Residenza. Rischiavo seriamente di dovermene andare e lasciare la mia adorata Camera 22 e le chiacchierate con Paolo.

Ebbene, c'era un nostro amico, che per ragioni di anonimato chiamerò Emiliano, che stava spesso da noi, e io, essendo paranoico, dopo un pò avevo fatto 2+2: voleva il mio posto.

Mi immaginavo una persona che volesse escludermi passo dopo passo, in tutto e per tutto, e che sarebbe diventato il nuovo coinquilino della Camera 22.

Alla fine riuscii a rimanere, anzi, di fatto in qualche modo nulla è stato come prima nei 2 anni circa che sono rimasto lì, ma anche questo è un altro discorso... fatto sta che Emiliano, mentre cercavo di trovare un appiglio nel bando per poter restare, senza avere copia del bando, me ne prestò una. Chiaro che voleva aiutarmi, no? Si, ma un pò di diffidenza mi rimase...

Anche quando mi salutò con tutti gli altri mentre partivo per la Svezia... o quando mi mandò un video, sempre con la stessa banda, per il mio compleanno, mentre ero nelle lande nordiche...

Poi sono tornato dall'Erasmus, e ho ripreso il mio posto, che nel frattempo s'era trasferito, ma sempre col grande Paolo... e sono uscito dallo studentato, e così Emiliano, e Paolo, e tanti altri... e tutto scorre, e le band si sciolgono, e gli amici li perdi di vista, e qualche diffedenza resta, un'eco lontana, un rumore di fondo...

Eppur si muove... tutto, tranne il mio cervello bacato...

Sono passati un paio di anni, e altri ne passeranno... e le rivalità, i contrasti, i sotterfugi, lasciano il tempo che trovano, si e no ci si ricorda di qualcosa di buono che si è fatto, figurarsi il cattivo...

Eppure uno sta tranquillo a giocare a Tressette su Facebook... viene chiamato, e, oh, è proprio Emiliano...

Come va, come non va... poi una bella partita in coppia e vinciamo, nonostante a 4 sto a dir poco crepato...

E insomma, immagino... spero... che non sia mai troppo tardi per riconoscere di essersi sbagliati... e per riconoscere un vero amico, quando hai la fortuna di averlo...

(Il biglietto sul bando che mi serviva per cercare di restare nello studentato: "In bocca al lupo, fraser, e se non ci vediamo, buone feste")

Se non ci vediamo, buona vita, Emiliano...

mercoledì 2 novembre 2011

Risate ritirate

Era una serata fredda di Febbraio, ero tornato per un week end veloce dalla Svezia, e i miei amici mi avevano acoclto con grande gioia... subito eravamo usciti, e ci stavamo gelando passando all'aperto le prime ore del sabato notte...

Si parlava, si rideva, si discorreva... tutto come sempre, tutto che fila piacevolmente liscio...

Quand'ecco che...

Quand'ecco che arriva una macchina che percorre a razzo lo spiazzale davanti la Biblioteca di Fondi, dov'eravamo appostati... la macchina corre da pazzi, ma a un certo punto fa qualcosa di ancora più folle... inserisce il freno a mano! A quel punto la macchina sbanda e fa un mezzo testa coda che sembra non finire più, mentre il conducente cerca forsennatamente di frenare e riprendere il controllo.

A quel punto mi rendo conto che la macchina impazzita è diretta sulla mia Yaris, che sembra avere i secondi contati.
Suspence... la macchina fuori controllo sbanderà o sbanderà?

La macchina subisce la frenata decisiva, e per un istante io e i miei amici siamo sicuri che spiccherà il volo e si accappotterà. Addosso alla mia, ovviamente. Invece l'auto si alza un pochino di lato, e poi poggia di nuovo a terra, sana e salva. Come la mia Yaris.

Scende l'autista spericolato, e tutti noi, dopo un ultimo attimo di incredulità, ci riprendiamo e gli urliamo, con un tono tra il saluto normale, la paura, la risata e il rimprovero.

Era un nostro amico.E in fondo non aveva fatto nulla di male... voleva solo celebrare il mio ritorno dalla Svezia, no? E' il pensiero che conta...

Era capace di questa e altre follie. Non lo voglio lodare, nè infamare. Era una persona come tutte, con vizi e virtù.

Poche amicizie durano per sempre... a volte ci si perde di vista e tanto basta a ritrovarsi non più come prima, ma come stranieri. Non so se sarebbe successo questo con il mio amico in questione.
Ma so che le storie finiscono, le amicizie si dimenticano, le band si sciolgono, ma il bene, l'affetto, la gioia passata e i ricordi piacevoli restano... se tutti lo vogliono... se tutto finisce per la naturale caducità e fragilità dell'esistenza e la potenza distruttiva del tempo...

Se invece si rompe con rabbia, violenza e disprezzo da entrambe le parti, inevitabilmente questo si ripercuote anche sul passato, e getta ombre pesanti su quanto di bello c'è stato... giornate luminose che diventano grigie, risate ritirate, battute trattenute... il bello si fa sporco...

Ho anche io le mie colpe, e d'altronde, quando ci si confronta, si fa sempre tutto in due... ma al di là di percentuali di colpa e altro, resta il dispiacere di non poter più ridere di un'ape-car multata, di versi del "castrato" e del gabbiano, di favori chiesti con lo stesso gesto di esultanza di Kakà, e di molto altro...

Di non poter più ridere con amici a proposito del passato, del presente, e del futuro... e di una macchina che per poco non si accappottava e beccava la mia... e nonostante ciò, quello fu un gran bello spettacolo a cui assistere...

giovedì 13 ottobre 2011

Eppur si muore...

Ci sono dei momenti, delle fasi, in cui lo senti nell'aria... il presagio di dolore, sofferenza, morte... è il vento caldo prima della tempesta...

Lo sai che sta per arrivare qualcosa di brutto, e l'ombra si addensa sul quotidiano... continui a divertirti, a vivere come sempre, a ridere e scherzare... ma quell'ombra si fa sentire. Dà un retrogusto amaro a ogni cosa bella...

Io lo so, ci sono passato.

5 anni di Residenza (ovvero, lo studentato). Sono stato bene, eppure non me li sono goduti appieno. Devo accontentarmi, certo... ma non è questo il punto.

Il punto è che dal primo giorno che sono entrato lì, sentivo che era questione di tempo, e sarebbe finita. Sembra stupido, è vero, dato che sono rimasto a lungo in quel posto, ma è questa la verità: era un countdown indefinito.

I primi 3 anni sono stati meravigliosi, eppure sentivo aleggiare qualcosa di sinistro, qualcosa che sarebbe esploso, prima o poi.

E infatti... ci fu una rissa, i primi amici che lasciarono, poi ci fui io a un passo dall'essere sbattuto fuori, e poi ci fu l'Erasmus... quando tornai, non era più la stessa cosa, la magia era andata, e l'ultimo annetto è stato a volte bello, a volte meno, e per lo più una chiusura (ingloriosa) di quanto c'era stato prima...

Ma è la vita... a volte ti gira bene per periodi lunghi, ma poi sai che una volta che inizia la prima goccia, non finisce più, è un diluvio continuo...

E' un periodo che ho di nuovo questa sensazione... che le cose girano discretamente, ma che appena succederà qualcosa, mi troverò sommerso... ovviamente spero di sbagliarmi, ma...

Eppur si muore...

(La serie Hitman parla di un assassino prezzolato, Tommy Monaghan, e dei suoi amici. L'amicizia è il tema fondamentale del fumetto. Un altro è la morte. Il migliore amico di Tommy muore nel numero 6, e la morte di un altro amico ci sarà solo nel numero 42, ben 3 anni dopo. Eppure, durante quel periodo, le storie di avventure, alcune anche "solari", hanno sempre quell'ombra, quel presagio... che la stabilità sia solo precaria, e che c'è un corvo lassù, che aspetta...)

sabato 10 settembre 2011

Fredda Notte, Caldo Giorno



A volte questo viaggio non è proprio allegro.

Ti ritrovi in macchina a guidare a tutta birra, nel pieno della notte, con i fanali che nemmeno funzionano bene, e col freddo che ti gela le ossa.
Il viaggio procede, anche spedito, ma sei su una nava fantasma, un olandese volante che non trova pace, non trova la meta... gira e rigira, corre oltre i limiti consentiti, senza sapere bene dove, senza un motivo.

E' il viaggiatore descritto da De Gregori in una sua canzone. Quello che non è sicuro di che ora è, nè perchè si è fermato in una città... quello che si lamenta che i ristoranti sono pieni e non può fermarsi a mangiare, ma, comunque, non ha fame.

A volte, insomma, ti ritrovi a guidare da solo nella notte buia e fredda, e ti rendi conto che quella è la tua vita, e davanti al te fanali stanchi non riescono a entrare nel buio che ti aspetta, e che sembra non finire mai...

A volte mi sono trovato in queste occasioni. Ma ogni volta... ogni volta mi ci hanno tirato fuori a forza, a volte tendendomi la mano, a volte solo con un accenno o un saluto, altre con spintoni energici e anche trascinandomi, quando necessario...

Fatto sta che sono "condannato", diciamo così, a vivere nel caldo giorno, a guidare in compagnia, sotto la luce splendente del Sole. Anche quando mi compatisco, cerco di chiudermi in me stesso, ci sono sempre persone che mi vogliono bene e che mi rimettono al posto giusto.

E se la mia vita alla guida fosse un film, il finale non sarebbe la classica scena del duro della situazione che si allontana nella notte, da solo, no...
Sarebbe un viaggio in allegria, magari alla ricerca dell'Acquapark, magari per un picnic, in compagnia di quelli che ci tengono a me, persi per le montagne della Ciociaria o della Slovenia, con le immagini che sfumano mentre sono ancora lì alle prese con sorpassi, curve strette, e qualche cinghiale nascosto nella boscaglia...

mercoledì 31 agosto 2011

La scadenza del sale

Ricordo alle scuole medie, una lezione di Scienze... mi sembra che il metodo usato dalla nostra professoressa di allora
(un'autentica gnocca che sembrava presa in prestito dai film sexy degli anni '70, se posso aggiungere)
(e d'altronde, come in quei film, la prof portava la gonna, e a noi ragazzi cadeva sempre casualmente la penna a terra, e ci toccava piegarci per prenderla... ma quella è un'altra storia)
la prof, dicevo... o era lei che usava un metodo originale, o era il libro... nel caso in questione, si parlava dell'evoluzione delle specie animali, e c'era questa sorta di metafora, di due animali uguali, che vanno a vivere su due lati opposti di una montagna, e non si rivedono più... passano i secoli, le ere, i 2 animali seguono percorsi evolutivi differenti, e quando si rivedono finalmente, uno è un lupo, e l'altro un cane. E non si riconoscono più.

Non ha molto senso, dato che alla lettera, i 2 animali che si reincontrano non sono gli stessi che si sono separati. Ma ha un'immagine simbolica molto forte. E' come se fossero quei 2: sono loro discendenti, in fondo, eppure non si riconoscono. Sono troppo cambiati. Sono stati troppo a lungo lontani.

E' un'immagine che resta vivida nella mia mente ancora adesso, e mi è capitato a volte di allontanarmi da alcune persone, ritrovarle dopo anni, e sentirmi come se fossimo ormai due stranieri, separati da troppo tempo da una montagna, che può essere un litigio, le circostanze della vita, la fine di una relazione, ecc

E il pensiero più orrendo che ho fatto in quei casi è stato "Come ho fatto a conoscere questa persona, un tempo?". Il fatto che io fossi davanti a uno straniero lo rendevo retroattivo, non capivo come poteva esserci stato un tempo in cui non era stato così. Cosa avevo mai potuto avere in comune con lui/lei?
E sono quasi sicuro che in quei casi, anche l'altra parte ha fatto pensieri simili...

Insomma, a volte puoi stare bene quanto vuoi con una persona, ma il tempo lontano distrugge tutto. E come nella metafora dei due animali separati dalla montagna, si parte insieme, ma non ci si riconosce più.

Ma basta parlare di sconosciuti e semplici conoscenti. Parliamo di amici.

Gli amici veri ti possono stare lontano decenni, secoli, e quando li vedi, salta sempre alla mente un ricordo, un dettaglio, una frase, un'occhiata, un gesto... che fa tornare tutto come prima, come se la distanza non ci fosse mai stata.
L'amico è genericamente chi ti vuole bene, in maniera disinteressata dal punto di vista del tornaconto personale, e interessata al tuo bene: può essere anche un famigliare (ma non è vero il contrario, purtroppo), o il/la partner (ma, di nuovo, non è vero il contrario).

L'amicizia è costantemente messa alla prova, anche quando si è a contatto, ma stando lontano ancora di più. Ma puoi star tranquillo, non c'è bisogno di rivedersi presto, altrimenti tutto sarà perduto. Non è un "lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Non c'è una data di scadenza, o, se proprio vogliamo mettercela, è quella del sale. L'amicizia scade dopo centinaia di milioni di anni. Che poi, come il sale non scade realmente, ma perde parte delle sue proprietà dopo tutto questo tempo, l'amicizia, anche se sfuma in un domani remoto, ha solo perso parte delle sue caratteristiche: restano ricordi, risate, scherzi, battute, e una generale intesa, difficile da trovare...

Prendi allora adesso 2 animali, che sono amici. Vanno su lati opposti della montagna. Secoli dopo, si ribeccano. Sono cambiati, uno è un lupo, e l'altro è un cane. All'inizio non si riconoscono. Poi si scoprono a correre in modo simile, a mangiare in modo simile, a starnutire in modo simile. E ricordano.
E non c'è montagna che tenga...

(Dedicato agli Amici Assenti: di Roma, della Svezia... e anche di Fondi)