Anni dopo, J.R.R. Tolkien avrebbe evocato più e più volte, ne "Il Signore degli Anelli", la partenza degli elfi dalla Terra di Mezzo, verso chissà dove... la partenza della prima stirpe, la più pura e innocente, quella che aveva dato il nome a ogni cosa del creato, e che stimolava persino alcuni alberi a conversare, seppure lentamente, con i tempi tipici della natura...
Anni dopo, J.R.R. Tolkien avrebbe evocato più e più volte quel momento, spartiacque storico, passaggio dal mondo ideale a quello reale...
Non ci vuol molto a capire che quell'addio degli elfi non era semplice fredda narrativa costruita ad arte, nè un meccanismo tramite il quale Tolkien poteva dare sfoggio dei suoi studio sulla lingua...
Quell'addio c'era stato davvero, e Tolkien non stava facendo altro che ricordarlo, anni dopo...
Anni prima, gli elfi altro non erano che semplici vicini di casa di Tolkien, in un'anonima e sperduta campagna, senza un cartello indicante la via, nè segnali stradali, nè semafori, nè altri artifici dell'uomo... c'era qualche casa, certo, ma poche, e a malapena persone...
Per il resto, era un trionfo di natura, disordinata, caotica, vitale... e gli elfi, lì, fortunati ad essere presenti dall'inizio dei tempi o da più recentemente, ma comunque in grado di dare un nome a tutte le cose del creato per la prima volta...
Anni prima, Tolkien fu fortunato ad essere il loro vicino di casa, e a vedere montagne di pomodori rotolare in un piano inclinato, per essere sistemati in casse che gli elfi commerciavano... assaggiò il granturco arrostito, si pulì la bocca sporca di sugo direttamente sulla tovaglia, assistè a mucche ordinate in fila per farsi mungere dagli elfi... e vide, a volte, quel latte appena munto che veniva riscaldato e dato ai piccoli pulcini per superare i malanni che potevano terminare precocemente la loro esistenza...
Vide tutto questo, Tolkien, e molto di più, anche se, purtroppo, non durò abbastanza, come tutte le cose belle, non stancando mai: gli elfi, un giorno, se ne andarono... e anche se Tolkien li rivide più e più volte, quel mondo di innocenza, di purezza, di riti naturali, se ne andò con loro, nascosto per sempre ma sempre visibile all'orizzonte, un orizzonte inavvicinabile, immutabile, fisso... la Verità che gli elfi custodivano segretamente in fondo al cuore era sempre oltre una radura di alberi, oppure nel fondale di un fosso, o in un campo di granturco recintato...
Anni dopo, allora, Tolkien non potè fare altro che rievocare quel momento, quando gli elfi suoi vicini di casa traslocarono... spartiacque nella vita dell'uomo... fine dell'era dell'innocenza... e inizio dell'era della fantasia... con i suoi racconti fantastici e immaginari...
Proprio come questo racconto...
