Trovo sempre più difficile credere nella bontà e nella giustizia del Dio cristiano, in un mondo dove vige la sua regola più ferrea, quella di Pareto, che in soldoni significa "pochi hanno tutto" e gli altri si arrangiano...
Trovo sempre più difficile credere in questo Dio rappresentato da lobby di armi, da governi fascisti che picchiano e uccidono nel suo nome, dal Vaticano, che se fosse idealmente ricoperto di fango per tutta la sua estensione geografica, ancora non rappresenterebbe la sua vera natura...
Forse il problema è che l'uomo ha bisogno di storie... i nudi fatti vengono spazzati via dal tempo, le storie sono fissate per sempre, o comunque per un tempo molto lungo...
La storia di Gesù mi convince della bontà del figlio di Dio, non del padre... e le altre storie su Dio mi sono o poco note, o poco simpatiche (onestamente, allagare il mondo distruggendo quasi tutto e tutti mi sembra un pò esagerato e dimostra poca bontà)
I Genesis sono arrivati laddove anni di catechismo, messe (saltuarie) e parabole del Vangelo non sono riusciti, almeno per me...
I Genesis, infatti, mi hanno raccontato una storia moderna su Dio, una storia bellissima, coinvolgente, dove traspare la bontà, anzi, la vittoria assoluta del Bene sul Male, nel nome di Dio, tutt'altro che invano... una storia bellissima...
"Supper's Ready" inizia dall'esperienza di un membro della banda, Peter Gabriel, e sua moglie, che si ritrovarono in casa in una stanza fredda e misteriosa... improvvisamente, entrambi, moglie e marito, avvertirono una sensazione di straniamento... guardandosi negli occhi, non si riconoscevano più, due estranei alla luce della Luna che entrava nella stanza, le loro facce che cambiavano... e avvertirono che si stavano muovendo, spostando, vedendo cose...
E videro un contadino che si prendeva umilmente cura dell'orto, opposto a uno Sciamano a capo di una religione altamente scientifica, e la guerra tra questi due... videro Ikhaton e Itsacon, generali di questo sciamano, condurre soldati in guerra, e la lotta stessa... fino a lasciare un campo distrutto, una massa di corpi umani simili a pancetta, con un un soldato superstite, reso potente da una pozione magica e da una preghiera a falsi dei, ma reso anche folle, che si fissa come Narciso in un corso d'acqua...
E in quel laghetto finirono anche i due protagonisti, risucchiati in un mondo ancora più folle, dove tutto cambia continuamente, in un caleidoscopio di immagini e suoni...
E quando escono nuovamente fuori, la guerra continua ed è arrivata alla fase cruciale, l'Apocalisse in 9/8, con le guardie di Magog, il pifferaio magico che conduce i bambini sottoterra, 666 che non è più da solo... ma anche le 7 trombe celestiali che suonano dolce rock and roll, e Pitagora che con uno specchio riflette l'intera Luna, richiamando ai protagonisti l'inizio del viaggio, e nel ricordo, c'è l'inizio della salvezza per i due, che tornano a riconoscersi e si riabbracciano...
E a quel punto è chiaro che il Bene vince... nell'amore di marito e moglie, e in quelle forze del bene che li accompagnano, non c'è nulla da temere...
E sarebbe inutile parlare dell'ultimo paragrafo, preferisco riportare la letterale traduzione...
Sicuro come che le uova siano uova
Non senti che le nostre anime prendono fuoco
Spandendo coloro sempre cangianti nel buio della notte che svanisce?
Come il fiume arriva all’oceano, come il germe cresce nel seme
Siamo stati finalmente liberati per tornare a casa.
C’è un angelo che si erge nel sole gridando a gran voce:
“Questa è la cena dell’Onnipotente,
Signore dei Signori,
Re dei Re,
È tornato per riportare a casa i suoi figli,
Per portarli alla nuova Gerusalemme.”
Amen.
Se esiste un Dio, vorrei che fosse quello di questa parabola dei Genesis.
(Peccato che è solo una canzone)
domenica 15 aprile 2012
lunedì 9 aprile 2012
Ottobre sapeva, ovviamente...
Ottobre sapeva, ovviamente, che l'atto di voltare una pagina, di terminare un capitolo o di chiudere un libro non significava che il racconto era concluso. Ammesso questo, avrebbe anche dichiarato che non è difficile trovare un lieto fine. "E' solo una questione di trovare un giardino soleggiato", rivelò ad Aprile. "Dove l'erba è tenera e la luce splende come l'oro. Un luogo in cui riposarsi, in cui smettere di leggere e starsene in pace."
(da "L'uomo che fu Ottobre" di G. K. Chesterton - Biblioteca del Sogno)
(da "L'uomo che fu Ottobre" di G. K. Chesterton - Biblioteca del Sogno)
martedì 3 aprile 2012
Il bisogno di Statue
Capita di sentirsi in debito, e allora si vorrebbe ripagare tutto, anche con interessi esosi non richiesti... lo facciamo per sentirci puliti, forse? O forse perchè la persona verso cui siamo in debito se lo merita davvero? Entrambe le risposte, forse?
Fatto sta che mi arrovello senza trovare soluzione a questo enigma...
Come si ripaga un debito infinito? Cosa puoi restituire, quando sai che qualunque cosa non potrà mai lontanamente pareggiare gli insegnamenti ricevuti, i consigli guadagnati, le lunge chiacchierate, il bene, storie di vita...
Provi a dire che non fa niente, che, in fondo, basta interiorizzare i maestri di vita, così da averli sempre con sè, sempre...
La maturità forse consiste proprio nel non aver più bisogno di un grillo parlante esterno, ma di riuscire a farlo coincidere con la propria zucca... chissà...
Ma anche così, resta una traccia di egocentrismo (se non di egoismo)... perchè stiamo lavorando ancora su noi stessi, non stiamo ripagando il debito sovrano accumulato...
(non che i veri maestri di vita si mettano lì col bollettario in mano a pretendere di essere pagati per gesti fatti sempre con la gratuità del buon cuore...)
Un debito infinito, in cui la componente di parte capitale è la Vita, e gli interessi sono il Tempo, come lo saldi?
Cosa c'è di grandioso per pareggiare l'enorme capitale (Vita), e al tempo stesso resistente all'erosione dei tassi d'interesse crescenti (Tempo)?
Le Statue.
Le Statue sono da sempre concepite come l'espressione massima dell'omaggio alla persona... son fatte di pietra, dopotutto, resistenti a condizioni avverse, e maestose nel testimoniare la grandezza delle gesta di uomini passati, presenti e futuri...
Vorrei, allora, fare delle Statue, celebrazioni di persone importanti, e averle sempre con me, in un luogo privato, una Fortezza della Solitudine, dove poter ammirare il mio piccolo universo di vita vissura finora, ma al tempo stesso rendere visibili a tutti queste statue, urla furiose della virtù di pochi...
L'avessi capito prima, avrei fatto lo scultore... ora, invece, dovrò accontentarmi di costruire qualcosa di simile alle statue, per potenza di messaggio e per resistenza all'erosione del Tempo...
Qualcosa di grande, di eterno, di fantastico, di meraviglioso... qualcosa come una Statua...
Fatto sta che mi arrovello senza trovare soluzione a questo enigma...
Come si ripaga un debito infinito? Cosa puoi restituire, quando sai che qualunque cosa non potrà mai lontanamente pareggiare gli insegnamenti ricevuti, i consigli guadagnati, le lunge chiacchierate, il bene, storie di vita...
Provi a dire che non fa niente, che, in fondo, basta interiorizzare i maestri di vita, così da averli sempre con sè, sempre...
La maturità forse consiste proprio nel non aver più bisogno di un grillo parlante esterno, ma di riuscire a farlo coincidere con la propria zucca... chissà...
Ma anche così, resta una traccia di egocentrismo (se non di egoismo)... perchè stiamo lavorando ancora su noi stessi, non stiamo ripagando il debito sovrano accumulato...
(non che i veri maestri di vita si mettano lì col bollettario in mano a pretendere di essere pagati per gesti fatti sempre con la gratuità del buon cuore...)
Un debito infinito, in cui la componente di parte capitale è la Vita, e gli interessi sono il Tempo, come lo saldi?
Cosa c'è di grandioso per pareggiare l'enorme capitale (Vita), e al tempo stesso resistente all'erosione dei tassi d'interesse crescenti (Tempo)?
Le Statue.
Le Statue sono da sempre concepite come l'espressione massima dell'omaggio alla persona... son fatte di pietra, dopotutto, resistenti a condizioni avverse, e maestose nel testimoniare la grandezza delle gesta di uomini passati, presenti e futuri...
Vorrei, allora, fare delle Statue, celebrazioni di persone importanti, e averle sempre con me, in un luogo privato, una Fortezza della Solitudine, dove poter ammirare il mio piccolo universo di vita vissura finora, ma al tempo stesso rendere visibili a tutti queste statue, urla furiose della virtù di pochi...
L'avessi capito prima, avrei fatto lo scultore... ora, invece, dovrò accontentarmi di costruire qualcosa di simile alle statue, per potenza di messaggio e per resistenza all'erosione del Tempo...
Qualcosa di grande, di eterno, di fantastico, di meraviglioso... qualcosa come una Statua...
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