mercoledì 23 gennaio 2013

Quando diventi qualcuno...

"Avevi proprio la vita appena a un filo, Jack..."

E quel filo cui si allude nel film "Il mio nome è Nessuno" non è la morte in senso letterale, ma una morte simbolica, la morte di chi cessa di essere Nessuno, e diventa Qualcuno...


Ma non parlo di diventare Qualcuno attraverso qualche cazzo di network o qualche hit di fortuna come il Pulcino Pio... non parlo del successo, un tempo sfavillante, ora talmente sputtanato, che si concede quasi a tutti...

Quando parlo di diventare Qualcuno, intendo per la società... se da piccolo sei un bambino, poi un ragazzino, più o meno pestifero, e poi uno studente squattrinato, sostanzialmente sei sempre un Nessuno, con tutte le libertà e la spensieratezza che ne deriva...

Il problema è che, prima o poi, in modo naturale, e anche per la nostra stessa ambizione, si finisce per diventare Qualcuno... si assumono Responsabilità, si capisce di avere doveri, oltre che diritti, e tocca chinare capo e schiena (letteralmente o meno).

Si, non sembra un quadro piacevole, quello di essere Qualcuno... quando la spensieratezza non c'è più, e diventa sempre più difficile trovare spazi per scherzi e giochi... quando si comincia ad essere chiamati "Signore"... eppure, qual è l'alternativa? L'alternativa è restare una specie di Peter Pan, vivere al di fuori del tempo, restare immaturi... peggio, molto peggio...

Forse, la soluzione, è essere un pò entrambi... cercare di portare avanti le proprie responsabilità e compiti con il divertimento e la tranquillità di tempi addietro... sembra banale, anche utopico da realizzare, ma quantomeno è un obiettivo, che può essere raggiunto o meno, ma che comunque guida le azioni quotidiane... non avere neanche quest'obiettivo significa accettare il peso dei propri compiti e lo scorrere incessante delle giornate e delle stagioni in maniera monotona... vivere una vita dominata dal grigio della noia e del non cambiamento...
Molto meglio voler essere Nessuno, anche quando non lo si può essere più...

... O no?

venerdì 18 gennaio 2013

Il proiettile che viaggiava nel Tempo

4 anni fa, più o meno, una sera mi ritrovai a camminare sulla neve, insieme al gruppetto di ragazzi e ragazze che vivevano nel mio corridor, in Svezia. Fu particolare, quella sera, perchè ero uscito, mi pare in bici, ed ero appena tornato, quand'ecco che i miei coinquilini (una specie, almeno) mi dicono che stanno andando al Flamman per il tipico mercoledì di musica jazz, e se volevo andare. A piedi.

E mentre io sono un tipo riflessivo, di quelli che cerca di ponderare e programmare tutto, quel giorno mi lasciai andare con un convinto "certo!". E partimmo, una lunga camminata sulla neve, al buio.

I discorsi furono vari, ovviamente, ma ricordo che a un certo punto mi chiesero qualcosa e io risposi "Twice or thrice" (due o tre volte)... al che una ragazza portoghese (che se n'era andata pochi giorni dopo il mio arrivo, donandomi il suo cavo Ethernet, ed era tornata a trovarci) scoppiò a ridere. Io non ne capivo il motivo, e lei mi spiegò che "Thrice" non si usa... io ribattei che quelli della Marvel pubblicizzavano l'Uomo Ragno come una serie "Thrice monthly", ovvero che usciva tre volte al mese... non ricordo come finì la discussione, fatto sta che rimase sorpresa dall'argomentazione che avevo tirato fuori...

Ma questo non importa, perchè il punto è un altro. Questo non è certo il primo ricordo a cui mi capita di ripensare - tutti noi ripensiamo a tante cose, nel corso del Tempo... eppure, l'altra sera, proprio prima di addormentarmi, ripensai a quel "Twice or thrice", e fu come dirlo di nuovo, fu come rivivere la scena... con la differenza che ora non era in compagnia di studenti internazionali a passeggiare sulla neve... ero da solo nella splendida Latrina, rannicchiato tra le coperte...

E querl ricordo divenne qualcos'altro... divenne un proiettile, che mi colpì in pieno... quel giorno di 4 anni fa, con quella serata, con quella compagnia, con quella battuta, io sparai questo proiettile, diretto nel futuro, per colpirmi in un momento di debolezza...

Forse l'ho fatto come monito, per ricordare che non devo permettermi di perdere determinati momenti... che non devo perdere mai la spensieratezza... o forse era solo una carognata che mi sono sentito di fare, ben sapendo che certi momenti non tornano più indietro... anche se, in realtà, mi piace pensare che in fondo il proiettile che mi ha colpito in pieno poco prima di dormire provenisse dal futuro... e ci sarà un giorno in cui mi ritroverò in una circostanza simile ad allora, e con la stessa leggerezza butterò lì un "Twice or thrice"... allora non sarebbe più un proiettile per ferire, ma per incoraggiare... mi piace crederlo... forse è da fessi, ma mi piace credere che tutto ritorna... sarebbe bello davvero...


martedì 15 gennaio 2013

La Stagione dei Serpenti

Quando un pò di tempo fa Polly, il mio meticcio, ha ucciso un serpente, approfittando di uno degli ultimi giorni d'Estate che si erano persi nel calendario ed era finito per sbaglio nel mese di Ottobre, ero un pò scettico.

Certo, ero contento che Polly fosse stata per l'ennesima volta così sveglia e protettiva verso casa sua, come ben sanno le sue altre prede (topi, altri serpenti, talpe ed uccelli), ma c'era una nota stonata... sarà che in fondo i serpenti che girano nella mia campagna non sono velenosi, quindi non vedo il bisogno di ucciderli per difendere noi o le galline... fatto sta che qualcosa non mi tornava...

E quando pochi giorni fa, con il solito spirito umano di guardare sempre al futuro, ho detto "La prossima primavera, Polly potrà riprendere a cacciare serpenti", e ho saputo che, no, quello era l'ultimo serpente, mi è dispiaciuto. Parecchio, pure.

Forse sarà l'idea di questi serpenti che girano e vagano liberi da quando sono nato... muti testimoni di come è cambiata la zona in cui abito... gli ultimi abitanti di una natura incontrastata, quelli che vivevano nei fossi, tra le canne, all'ombra di enormi alberi e piante di granturco.

Hanno visto la loro terra coperta dalla breccia, e poi dal cemento - prima poco, poi sempre di più, anche se casa mia fa eccezione, per fortuna... hanno visto l'avanzare di quella che si chiama civiltà, urbanizzazione, e addirittura avranno strusciato dal ridere nel sentir nominare quella via "zona industriale"... ma tant'è...

Tant'è che la civilizzazione, il progresso, porta a questo, a uccidere i serpenti e far pulizia... d'altronde, ai cani non rinuncerei mai, ma sono stati proprio loro a determinare questo esito... e allora mi sono soffermato a pensare a quante volte portiamo avanti battaglie che non ci appassionano, in cui non crediamo... vinciamo, e a quel punto non abbiamo più uno scopo, più una ragion d'essere... ci siamo talmente snaturati, che non sappiamo più chi siamo... si insegue così tanto un obiettivo, seppur controvoglia, che quando lo si raggiunge, ci si sente svuotati...

Ripensai agli anni di studio, a come mi affannai per finirli, e alle tempeste che sono seguite nel trovare nuove mete, nuovi orizzonti, dopo... perchè il segreto della vita, forse, è questo... la parte più importante è il viaggio, non l'arrivo... lottiamo e lottiamo, ma quando tutto si calma e la polvere si deposita a terra, capiamo che la vita era proprio quella polvere sollevata, quella lotta - quella lotta che abbiamo così tanta fretta di vincere, in modi che neanche ci piacciono... il paradosso supremo è proprio questo: corriamo affinchè le epoche felici finiscano... viviamo per morire...

Ripensai a tutto questo, mentre altri testimoni di ere più oscure, più selvagge, e quindi più autentiche, erano semplicemente deceduti. Avrei dovuto essere felice per la vittoria, ma non ci riuscii. Quel giorno di Ottobre, tra la festa generale, diedi un paio di crocchette a Polly e me ne andai in silenzio...