E quel filo cui si allude nel film "Il mio nome è Nessuno" non è la morte in senso letterale, ma una morte simbolica, la morte di chi cessa di essere Nessuno, e diventa Qualcuno...
Ma non parlo di diventare Qualcuno attraverso qualche cazzo di network o qualche hit di fortuna come il Pulcino Pio... non parlo del successo, un tempo sfavillante, ora talmente sputtanato, che si concede quasi a tutti...
Quando parlo di diventare Qualcuno, intendo per la società... se da piccolo sei un bambino, poi un ragazzino, più o meno pestifero, e poi uno studente squattrinato, sostanzialmente sei sempre un Nessuno, con tutte le libertà e la spensieratezza che ne deriva...
Il problema è che, prima o poi, in modo naturale, e anche per la nostra stessa ambizione, si finisce per diventare Qualcuno... si assumono Responsabilità, si capisce di avere doveri, oltre che diritti, e tocca chinare capo e schiena (letteralmente o meno).
Si, non sembra un quadro piacevole, quello di essere Qualcuno... quando la spensieratezza non c'è più, e diventa sempre più difficile trovare spazi per scherzi e giochi... quando si comincia ad essere chiamati "Signore"... eppure, qual è l'alternativa? L'alternativa è restare una specie di Peter Pan, vivere al di fuori del tempo, restare immaturi... peggio, molto peggio...
Forse, la soluzione, è essere un pò entrambi... cercare di portare avanti le proprie responsabilità e compiti con il divertimento e la tranquillità di tempi addietro... sembra banale, anche utopico da realizzare, ma quantomeno è un obiettivo, che può essere raggiunto o meno, ma che comunque guida le azioni quotidiane... non avere neanche quest'obiettivo significa accettare il peso dei propri compiti e lo scorrere incessante delle giornate e delle stagioni in maniera monotona... vivere una vita dominata dal grigio della noia e del non cambiamento...
Molto meglio voler essere Nessuno, anche quando non lo si può essere più...
... O no?
