Quando un pò di tempo fa Polly, il mio meticcio, ha ucciso un serpente, approfittando di uno degli ultimi giorni d'Estate che si erano persi nel calendario ed era finito per sbaglio nel mese di Ottobre, ero un pò scettico.
Certo, ero contento che Polly fosse stata per l'ennesima volta così sveglia e protettiva verso casa sua, come ben sanno le sue altre prede (topi, altri serpenti, talpe ed uccelli), ma c'era una nota stonata... sarà che in fondo i serpenti che girano nella mia campagna non sono velenosi, quindi non vedo il bisogno di ucciderli per difendere noi o le galline... fatto sta che qualcosa non mi tornava...
E quando pochi giorni fa, con il solito spirito umano di guardare sempre al futuro, ho detto "La prossima primavera, Polly potrà riprendere a cacciare serpenti", e ho saputo che, no, quello era l'ultimo serpente, mi è dispiaciuto. Parecchio, pure.
Forse sarà l'idea di questi serpenti che girano e vagano liberi da quando sono nato... muti testimoni di come è cambiata la zona in cui abito... gli ultimi abitanti di una natura incontrastata, quelli che vivevano nei fossi, tra le canne, all'ombra di enormi alberi e piante di granturco.
Hanno visto la loro terra coperta dalla breccia, e poi dal cemento - prima poco, poi sempre di più, anche se casa mia fa eccezione, per fortuna... hanno visto l'avanzare di quella che si chiama civiltà, urbanizzazione, e addirittura avranno strusciato dal ridere nel sentir nominare quella via "zona industriale"... ma tant'è...
Tant'è che la civilizzazione, il progresso, porta a questo, a uccidere i serpenti e far pulizia... d'altronde, ai cani non rinuncerei mai, ma sono stati proprio loro a determinare questo esito... e allora mi sono soffermato a pensare a quante volte portiamo avanti battaglie che non ci appassionano, in cui non crediamo... vinciamo, e a quel punto non abbiamo più uno scopo, più una ragion d'essere... ci siamo talmente snaturati, che non sappiamo più chi siamo... si insegue così tanto un obiettivo, seppur controvoglia, che quando lo si raggiunge, ci si sente svuotati...
Ripensai agli anni di studio, a come mi affannai per finirli, e alle tempeste che sono seguite nel trovare nuove mete, nuovi orizzonti, dopo... perchè il segreto della vita, forse, è questo... la parte più importante è il viaggio, non l'arrivo... lottiamo e lottiamo, ma quando tutto si calma e la polvere si deposita a terra, capiamo che la vita era proprio quella polvere sollevata, quella lotta - quella lotta che abbiamo così tanta fretta di vincere, in modi che neanche ci piacciono... il paradosso supremo è proprio questo: corriamo affinchè le epoche felici finiscano... viviamo per morire...
Ripensai a tutto questo, mentre altri testimoni di ere più oscure, più selvagge, e quindi più autentiche, erano semplicemente deceduti. Avrei dovuto essere felice per la vittoria, ma non ci riuscii. Quel giorno di Ottobre, tra la festa generale, diedi un paio di crocchette a Polly e me ne andai in silenzio...
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