lunedì 24 settembre 2012

Perchè il nuovo film di Batman è (quasi) commovente

Mentre negli anni '90 i film di Batman seguivano la legge dei rendimenti decrescenti, per cui ogni nuovo episodio era in leggero calo rispetto al precedente (fino al dimenticabilissimo Batman di George Clooney, che ha messo a dormire il personaggio al cinema per un decennio) - il Batman di Nolan è stato un continuo crescendo: il primo episodio, del 2005, raggiunse il suo scopo di "redimere" Batman dal ridicolo dei film di Joel Schumacher e rimetterlo in pista. Ne più, ne meno che questo...

Il secondo episodio, quello del Joker/Heath Ledger, osannatissimo, per me è stato poco più che superiore a Batman Begins... ho trovato "Il Cavaliere Oscuro" un film cupo, tetro, senza quasi un filo di speranza... un film che si reggeva in un elogio sfrenato del Joker... insomma, un film dal messaggio quantomeno discutibile... ma in fondo non ci vuole molto a far sembrare interessante un personaggio cattivo, è più difficile far risaltare i buoni, quindi ho messo in conto di vedere un film in cui Batman faceva da comparsa e amen...

Ma quello visto ieri, l'ultimo, "Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno"... wow... onestamente, mi aspettavo un film caruccio, ma, di nuovo, niente di memorabile... un passaggio dall'elogio del Joker all'elogio di Bane, un film anche con un significato politico abbastanza polemico, la difesa dell'1% più ricco contro il 99%, il disprezzo dei movimenti di "Occupy" e degli Indignati, roba del genere, insomma...

Nel migliore delle ipotesi, pensavo di assistere a un film da "Metal Batman", tutto azione e combattimenti... e invece...

Invece il film si ispira al tema dell'eroe ritirato che cerca di tornare, fallisce, e si ritrova negli Inferi, e con una forza di volontà senza pari, ne esce fuori... dopottutto, come diceva l'Uomo Ragno (e qui esce fuori la mia vera religione: la Marvel) è troppo facile fare i gradassi quando le cose vanno bene, è quando le cose vanno male che si vede di che pasta sei fatto...

Insomma, Batman torna in azione, risorge, e alla fine muore di nuovo... perchè in fondo, questo giustiziere solitario ha fatto il suo tempo, ora tocca alla collettività rialzarsi da sola nelle battaglie quotidiane... e fa sorridere che questo film era stato dipinto come "di destra", quando io ci ho visto un messaggio di fiducia nella collettività, la sconfessione del singolo eroe che ci può salvare, la fiducia nel gruppo, nella razza umana... sono pensieri puri di sinistra, semmai... ma, in fondo, il film non ha pesanti significati politici, sono i soliti peggiori esponenti della sinistra (si, quelli che fanno vincere la destra) che si fanno qualche cannone di troppo e non tengono chiusa la bocca...

Insomma, il film realizza una cosa più unica che rara per un personaggio dei fumetti: conclude la storia. E' forse questo l'aspetto che ho trovato quasi commovente, ed ecco perchè io avevo gli occhi lucidi e le due persone che erano con me no... perchè per chi legge i fumetti ed è abituato da una vita a vedere un "Continua nel prossimo numero" o un "Fine... ma solo fino al prossimo numero" al termine di ogni storia, assistere a Bruce Wayne che si rifà una vita, che conclude un capitolo importante della sua esistenza, è qualcosa di unico...

Un supervisore dei fumetti ha riconosciuto che il sogno segreto di ogni lettore è leggere la fine del proprio personaggio preferito, che non vorremmo mai che ci sopravvivesse, ma, se ciò avvenisse davvero, toglieremmo la possibilità alle generazioni future di godersi i personaggi che sono piaciuti anche a noi...

Insomma, nei fumetti non finisce mai nulla, nel film di Batman si, almeno fino al prossimo, inevitabile, rilancio... ma fino ad allora, per me questa storia è andata...

P.S. Dico quasi commovente, perchè sarebbe stato commovente se alla fine avessero rivelato che il vero nome del poliziotto Blake era Dick Grayson, il primo Robin... quella sarebbe stata la vera chicca del film... ma, ahimè, non si sono spinti a tanto...

P.P.S. E comunque, è stato anche un film da "Metal Batman", da ascoltare rigorosamente con in sottofondo "Ecstasy of Gold" riarrangiata dai Metallica!

lunedì 17 settembre 2012

"Pà... Paolo... Roberto..."

Robin Hood è uno dei miei cartoni animati preferiti, da sempre... un cartone fatto di scene memorabili, eppure ce n'è una che mi è rimasta impressa solo in anni recenti...

Si, perchè se da piccolo ridevo delle litigate tra "Siiiire" e il suo serpente Bis, o ero affascinato dal motto "E' l'una di notte, e tutto va bene", da poco ho rivissuto una delle scene meno famose, ma comunque spassose...

Erano i tempi dello studentato, quell'epoca d'oro della condivisione della camera con Paolo, quando un giorno lo chiamai. Considerate che eravamo a mezzo metro di distanza, con le scrivanie attaccate.
"Pà..." Uso spesso diminutivi dei nomi. Niente, nessuna risposta. Era evidentemente distratto.
"Paolo..." Il secondo tentativo fallì anche con il nome completo. Fu lì che usai l'effetto sorpresa...
"Roberto..." E si girò, dato che non poteva esserci nessun "Roberto" in camera.

Mi venne in mente questa scemenza avendo (ri)visto poco prima proprio Robin Hood... e ripenso spesso a quell'episodio, lo considero il mio anneddoto migliore, anche se è quello che fa ridere di meno... e, riguardando la scena del cartone, ho capito anche perchè è così significativa per me...


Quel Robin distratto perchè innamorato, rappresenta alla perfezione Paolo, che era sempre (ed è ancora, ci giurerei) perso nel suo amore... ma non solo verso qualche pollastrella di turno, bensì verso il mondo in generale... Paolo non era di quelli che sono con la testa tra le nuvole per i troppi impegni da fare, no - niente di così banale. Paolo era pensieroso perchè pensava all'amore - per il mondo, per gli altri, e per l'Amore stesso... e quando io vagheggiavo le mie teorie abbastanza ciniche o pessimiste, lui non si stancava mai di dire che, tra il Bene e il Male, al massimo era finita 1 a 1, e pure con un rigore rubato alla fine dallo schieramento malvagio...

Insomma, se questa scena mi piace tanto e ancora la ricordo, breve frammento incastonato in anni di esperienze, è proprio perchè in essa c'è il mio ex compagno di stanza, e anche io... dopotutto, in questo mondo, a volte, c'è bisogno, oltre che dei Robin Hood, anche dei rompiscatole come me che ti riportano sulla terraferma...

E non c'è ruolo che abbia recitato, maschera che abbia indossato, che mi ha dato più soddisfazione di quella di essere, per un pò, il Little John della situazione...

domenica 26 agosto 2012

Come Buffalo Bill

Dopo aver contribuito a portare a termine un'epoca nella quale lui poteva essere una celebrità, Buffalo Bill, una biografia povera di spunti, vita semplice, fatta eccezione per l'abilità nella caccia dei bufali, si ritrovò col suo amico Culo di Gomma, famoso meccanico, a contemplare l'America, segnata dalla diminuzione dei cavalli - si, proprio quei cavalli che avevano accompagnato le sue grandi gesta- e da un immotivato aumento dell'ottimismo.

Cosa fare in quei casi? Cosa fare quando il presente è un mondo alieno e non riesci nemmeno più a trovare i tuoi vent'anni, quando ti volti?

"Mi presentarono i miei cinquant'anni, e un contratto col Circo 'Pace e Bene' a girare l'Europa..."

Buffalo Bill fu fortunato, in fondo. In Europa, ottimisti o meno, c'erano ancora tanti cavalli, e tante praterie, e decisamente poche locomotive, così noiose perchè hanno "la strada segnata".

Buffalo Bill fu fortunato, ma da allora anche in Europa sono diminuiti i cavalli, come le terre, e se c'è stato un aumento dell'ottimismo, bè, ora è andato a farsi friggere anche quello.
Seppelliamo i fossi, caviamo via i terreni, bruciamo gli alberi, infarciamo la terra di veleni... e lo facciamo fare pure con una certa motivata tristezza addosso!

Mi chiedo cosa avrebbe fatto oggi Buffalo Bill, dove sarebbe andato a scovare qualche altro meraviglioso ambiente che faceva per lui... si sarebbe rifugiato in qualche micro-cosmo a sperare che nessun altro lo trovasse? Avrebbe viaggiato ancora più lontano, diretto magari in Oceania, il continente più giovane?

Chi lo sa... beato lui, Buffalo Bill...


giovedì 16 agosto 2012

Storie di Bambini

La mamma chiamò i figli: era ora della pappa.

Al centro della "tavola" - se così la si può chiamare - c'era un pò di pane e acqua. Un pranzo abbastanza semplice e fresco, d'Estate, e poi, niente di meglio del pane per crescere, no?

Un piccolino, però, adocchiò uno spicchio d'arancia. La assaggiò, e non volle saperne più del pane. La mamma continuava a chiamarlo, e lui ogni tanto faceva per andare a mangiare con i fratelli e le sorelle, ma poi esitava e restava a succhiare quello spicchio d'arancia.
D'altronde, che gliene importa a un bambino delle proprietà nutritive del pane, quando assaggia qualcosa di dolce, è difficile staccarlo da lì!

Col passare dei giorni, crescendo, gli altri bambini impararono a farsi più furbi, a tavola, e spesso si portavano via un pò di cibo, per non rischiare che fosse rubato dagli altri fratelli e sorelle. Qualche volta, però, capitava che il cibo cadesse tra le maglie della gabbia, e allora il bambino restava lì a fissarlo, cercando di capire cos'era successo e come rimediare.

I bambini, i loro guai e le loro storie... e non c'è niente da fare, queste caratteristiche sono comuni a tutti i tipi di bambini, siano essi umani o pulcini!


mercoledì 18 luglio 2012

La Zona Fantasma

Ovvero, quel luogo dove risiedono antiche paure e nemici di un tempo... un luogo indefinito, esteso oltre ogni limite, a perdita d'occhio, dove il tempo non passa mai... se nel mondo reale le battaglie terminano, e a volte anche bene, lì va a finire ogni nemico... mai pago, sempre in attesa, sempre pronto alla rivalsa...

Un luogo dove la luce è più che mai fioca, spenta da nubi fitte... l'aria plumbea pesa come un macigno, e tutto l'ambiente è così grave e pesante che la gravità stessa è più forte, la presenza di ossigeno più rarefatto, e si direbbe quasi che ci si trovi su un pianeta alieno...

La Zona Fantasma non smette mai di torturare nessuno. Se durante l'Università mi capitava di passarci, c'era sempre il fottutissimo Esame di Stato da rifare per l'ennesima volta, solo che stavolta non avevo studiato e non sapevo come fare... stavolta sarebbe andata male...

Ultimamente, invece, sogno di essere di nuovo all'Università, e che mi manca un esame, un cazzo di esame che mi tocca fare, altrimenti non posso laurearmi... spesso si tratta di "Marketing Industriale", un esame che mi è dispiaciuto non fare (era facoltativo), perchè capitava in concomitanza con una sessione tosta... e ovviamente, nel sogno sono impreparato per questo esame...

Insomma, la Zona Fantasma è sempre lì, e ogni giorno che passa sembra sempre più affollata di ombre del passato desiderose di evadere da quel carcere senza mura, di trovare l'agognata vendetta e rivedere la luce del giorno... è un luogo grigio, triste, pesante...

Ma basta ricordare che la Zona Fantasma è un luogo dove vi si accede solo quando si spegne la ragione... ecco perchè ci passo quasi esclusivamente quando dormo... quando si riflette, si ricorda, si ragiona, quelle ombre si rivelano per ciò che sono... fumo intangibile...

domenica 8 luglio 2012

In arrivo

Come faremmo senza i carri in arrivo all'orizzonte? Senza vedere navi in avvicinamento? Luci di macchine nella notte sempre più prossime?

Quanto sarebbe noiosa la vita se guardando in lontananza con un canocchiale, vedessimo sempre e solo il solito spettacolo consueto?

La vita, e con essa i giorni che la compongono, tendono a ridurre tutto a routine, ad abitudine, perchè è comodo fare delle azioni ripetute, la mente apprende cosa fare, quali passi eseguire, e se si tratta di fare ABCD, è facile, devi fare sempre quello, non c'è sforzo.

La novità, invece, è una rottura col passato, e presuppone che ABCD non va più bene, non puoi usare soluzioni preconfezionate, dovrai ingegnarti e pensare a qualcosa di nuovo... dovrai sforzarti...

E sforzarsi vuol dire smettere di avere la testa annebbiata, liberarla e pensare, che in definitiva è l'atto di maggiore libertà che abbiamo...

E allora ben venga il temporale lontano che annuncia la sua venuta, il carro trainato da cavalli che fischia un nome nel vento... ben venga persino Naglfar, la nave vichinga che viene costruita con le unghie dei morti e, quando sarà completa, il suo arrivo segnerà l'inizio del Ragnarok, la fine del Mondo...
Ben venga guardare lontano e trovare la novità...

Ben vengano gli arrivi, siano essi favori o rischi, perchè l'alternativa, il ristagno quotidiano nelle abitudini, è peggiore... l'alternativa al cambiamento è la Non Vita...

sabato 9 giugno 2012

"Avevi proprio la vita appesa a un filo, Jack..."

Torno da una delle tante uscite, quelle abituali, ormai, quelle che piacciono a me, ma non rincaso subito, no...

La campagna è tutta viva intorno a me, e non posso perdermi questo spettacolo... in lontananza, si sentono le voci dei grilli e delle cicale, oltre a qualche rana che preannuncia la pioggia, o forse è solo in amore... le ultime lucciole di quest'anno balenano nell'aria, con le loro luci a intermittenza, suoni muti, gioia nell'aria...

La Luna splende incontrastata, immersa in un mare di luce di sua stessa creazione (checchè ne dicano gli astronomi, io SO che è così)... ma casa mia ha ben poco di natura, ormai... case, un fosso mezzo distrutto e riempito, terre stravolte per buttarci il solito cemento... no, mi lascio andare al richiamo di questa festa in corso, e mi spingo un pò più lontano... è notte, è una campagna, e non sarebbe la cosa più sicura al mondo, ma io conosco questo posto, è il mio posto, e so che non mi farebbe mai male...

Se procedessi guidato dal cuore arriverei ben lontano, fino a dove passa il treno, "Sotto la ferrovia", e oltre, nel cuore di una Tenebra pura, incontrastata...

Ma è ora di rientrare... i miei avranno sentito la macchina, e si chiederanno cos'è che mi trattiene... e mi viene in mente una frase de "Il mio nome è Nessuno"...
"Avevi proprio la vita appesa a un filo, Jack..."

E' questa campagna, questa natura, che ha la vita appesa a un filo... un luogo per me conosciuto e familiare come una persona, come un "Jack", anche se in questo caso "Jack" è un insieme di alberi, terre, piante e animali...
E sono in molti, che vogliono tagliarlo, questo filo... i capostipiti, i grandi vecchi che popolano questa via di saggezza si stanno spegnendo, alcuni letteralmente, altri incancreniti da cattiverie e pregiudizi... i campi lasciano spazio alle "aziende", le terre alle case, la breccia al cemento, e i fossi vengono riempiti (cioè, avvelenati)...

Eppure questa campagna resiste, imperterrita, con i suoi cani randagi, le galline starnazzanti e gli uccelli canterini... resiste, ma per quanto? Tutta questa bellezza, questa armonia, è davvero appesa ad un filo, e non posso fare a meno di pensare che anche grossa parte di me è appesa a questo filo...

Non so per quanto ancora la bellezza avrà sede qui... forse dopo me ne andrò, alla ricerca di un posto che non si è ancora fatto inghiottire dall'inevitabile progresso, o forse resterò a difendere il mio angolo di natura in un luogo ormai alieno...

Fatto sta...

Fatto sta che, situazione instabile o meno, di fronte a questo spettacolo, non mi resta che fare come Benigni ne "La Voce della Luna"...

(Solo perchè si parte citando un film non è detto che si finisca con lo stesso film)