sabato 9 giugno 2012

"Avevi proprio la vita appesa a un filo, Jack..."

Torno da una delle tante uscite, quelle abituali, ormai, quelle che piacciono a me, ma non rincaso subito, no...

La campagna è tutta viva intorno a me, e non posso perdermi questo spettacolo... in lontananza, si sentono le voci dei grilli e delle cicale, oltre a qualche rana che preannuncia la pioggia, o forse è solo in amore... le ultime lucciole di quest'anno balenano nell'aria, con le loro luci a intermittenza, suoni muti, gioia nell'aria...

La Luna splende incontrastata, immersa in un mare di luce di sua stessa creazione (checchè ne dicano gli astronomi, io SO che è così)... ma casa mia ha ben poco di natura, ormai... case, un fosso mezzo distrutto e riempito, terre stravolte per buttarci il solito cemento... no, mi lascio andare al richiamo di questa festa in corso, e mi spingo un pò più lontano... è notte, è una campagna, e non sarebbe la cosa più sicura al mondo, ma io conosco questo posto, è il mio posto, e so che non mi farebbe mai male...

Se procedessi guidato dal cuore arriverei ben lontano, fino a dove passa il treno, "Sotto la ferrovia", e oltre, nel cuore di una Tenebra pura, incontrastata...

Ma è ora di rientrare... i miei avranno sentito la macchina, e si chiederanno cos'è che mi trattiene... e mi viene in mente una frase de "Il mio nome è Nessuno"...
"Avevi proprio la vita appesa a un filo, Jack..."

E' questa campagna, questa natura, che ha la vita appesa a un filo... un luogo per me conosciuto e familiare come una persona, come un "Jack", anche se in questo caso "Jack" è un insieme di alberi, terre, piante e animali...
E sono in molti, che vogliono tagliarlo, questo filo... i capostipiti, i grandi vecchi che popolano questa via di saggezza si stanno spegnendo, alcuni letteralmente, altri incancreniti da cattiverie e pregiudizi... i campi lasciano spazio alle "aziende", le terre alle case, la breccia al cemento, e i fossi vengono riempiti (cioè, avvelenati)...

Eppure questa campagna resiste, imperterrita, con i suoi cani randagi, le galline starnazzanti e gli uccelli canterini... resiste, ma per quanto? Tutta questa bellezza, questa armonia, è davvero appesa ad un filo, e non posso fare a meno di pensare che anche grossa parte di me è appesa a questo filo...

Non so per quanto ancora la bellezza avrà sede qui... forse dopo me ne andrò, alla ricerca di un posto che non si è ancora fatto inghiottire dall'inevitabile progresso, o forse resterò a difendere il mio angolo di natura in un luogo ormai alieno...

Fatto sta...

Fatto sta che, situazione instabile o meno, di fronte a questo spettacolo, non mi resta che fare come Benigni ne "La Voce della Luna"...

(Solo perchè si parte citando un film non è detto che si finisca con lo stesso film)

    

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