mercoledì 6 novembre 2013

Il saluto delle 7 di sera

Arrivare a fare le famose "7 di sera"... dopo alcuni mesi di relativa calma, sono tornato a uscire tardi dal lavoro... e nonostante lo stress complessivo sia minore, è più dura... perchè?

(Mesi fa...
Arrivato alle 6, quelli con l'orario d'ufficio, che poi sarebbe anche il mio, cominciano ad andarsene. Resto da solo, e così metto un'oretta di musica varia... Rino Gaetano, Ennio Morricone, U2, Red Hot... qualsiasi cosa possa aiutarmi a svolgere le ultime attività della giornata, di solito le più tranquille, le più meccaniche... dopo 10 ore di lavoro, il cervello non regge certo complessi ragionamenti.
E' un'ora anche abbastanza piacevole e che vola via troppo in fretta, tant'è che spesso ho fantasticato di fare il turno dalle 14 alle 22, se non addirittura quello mitico dalle 22 alle 6 di mattina... ma meglio di no...

Sono solo? Non proprio, ci sono quelli in turno, quelli che staccheranno solo alle 10 di sera, ma anche per loro adesso è quasi tutta pacchia. Alle 7 si cena, se ne va via un'ora, poi un'altra mezz'ora di cazzeggio, e poi pure un pò di lavoro, aspettando freneticamente il cambio turno.

Ma è Massimo il campanello, il segnale che mi dice che me ne devo andare. Anche lui fa l'orario d'ufficio, pur facendo un lavoro dove si sporca le mani. Arriva verso le 7, anche dopo, scrive 2-3 mail frettolose per spiegare quello che ha combinato e quello che ha pasticciato, spesso nascondendo invece tutta la grinta messa in campo e tutte le castagne tolta dal fuoco ai colleghi. Ma tant'è...

Massimo e io scambiamo qualche battuta, a proposito di riti religiosi non cristiani e di qualche scemenza del lavoro. Poi lui spegne il PC, si alza, si dirige verso la porta, e prima di scendere la rampa di scala ed essere inghiottito dal buio, mi dice sempre:
"Ciao, ragazzo"

E' quel tono che mi risveglia dal torpore, che mi fa dire "cazzo, me ne devo andare!"... un tono di stanchezza giusta, di complicità, come se avessi contribuito anche io a fare delle cose buone, per quel giorno.

E allora, dopo il saluto ricevuto, di solito saluto anche io chi rimane per qualche altra ora, e me ne vado.
E' pesante lavorare così tanto. Ma, quando esco, mi sento sempre leggero come una piuma)

Questo succedeva mesi fa. Poi Massimo se n'è andato oltre la stella più lontana che si possa vedere da qui, e al suo posto la sera mi salutava il suo enorme quadro dalla cornice verde. Verde speranza, verde onestà, verde come purezza sporca di lavoro e di imperfezioni che accompagnano tutti gli esseri umani, ma pur sempre una purezza da invidiare.

Adesso non c'è nemmeno il quadro di Massimo, nè gli altri simpaticoni in turno. Adesso alle 7 mi ritrovo in un corridoio dalle luci soffuse e dai lampadari inquietanti. Fuori c'è un buio pesto che sembra ansioso di inghiottirmi. In quel buio non ci sono colleghi, nè amici.

Forse è per questo che è diventato più difficile salutare alle 7 di sera...

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