Eppure... eppure proprio in questi giorni ho ben impresso il breve discorso sulla rivoluzione che pronuncia Juan Miranda in "Giù la testa" di Sergio Leone:
« Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: Qui ci vuole un cambiamento! e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono dietro un tavolo e parlano, parlano e mangiano, parlano e mangiano; e intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione!
Per favore, non parlarmi più di rivoluzioni! »
Al di là della politica di questi giorni, ripeto (tra parentesi, per me quelli che magnano e parlano sono quelli del PD!!!) il quadro che emerge da questo punto di vista è desolante e, purtroppo, spesso, se non sempre, vero...
Basta guardare alla rivoluzione francese, partita tra gli entusiasmi e finita a ghigliottinate generali... il fascismo, il comunismo in Russia... molti di quelli che hanno dato adesione dalla prima ora alla rivoluzione, sono vissuti, e morti, per pentirsene...
Eppure questa è solo mezza verità... guai ad adagiarsi, guai a non cercare più giustizia, a non avere più la forza e il coraggio di incazzarsi e indirizzare la propria rabbia in maniera costruttiva...si finirebbe come degli automi, passivi, vegetali, anche amareggiati... insomma, vecchi, qualunque sia la nostra età anagrafica... di quelli che arrivano anzi a sperare che il cambiamento epocale non va fatto, altrimenti quella sarebbe la prova della vita da falliti che hanno vissuto...
E d'altra parte, se in Giù la testa c'è un cinico che fa diventare cinico un idealista, c' anche l'idealista che fa diventare idealista il cinico. Se John, da rivoluzionario convinto si ricrede e butta un libro sul tema nel fango, è pur vero che Juan, nel corso del film, sembra sempre più dentro la rivoluzione, e alla fine del film è ancora lì, vivo, prossimo al trionfo, senza sapere che fare, un rivoluzionario che deve smettere i panni della lotta e indossare quelli della proposta...
Quando John e Juan discutono della rivoluzione, John dice che una bandiera non è solo Juan con i suoi figli, ma anche "Don Teresa con le sue cavallette". Peccato che poi Juan interrompa questo quadro idilliaco con le sue amare idee, perchè è lì che mi colloco io... in quel momento in cui non si guarda più la realtà, ma si è sospesi tra qui e il sogno, tra la Terra e gli Ideali, e si spiega che un paese sono i contadini che si spaccano la schiena a lavorare, le loro mogli col fazzoletto in testa e un pò di baffetti sotto il naso, la gente semplice e umile, che troppo spesso non ha voce, e per la quale bisognerebbe combattere in virtù del fatto che "si è letto libri". Certo, spesso chi legge libri di quella gente non gliene frega nulla, o si crede addirittura superiore, o si lascia fregare dai furbi, che dei libri leggono a malapena solo il titolo, ma questo mi importa poco.
Ecco, io sono lì: sono John che ti dice che gli ideali non li devi disprezzare, perchè in essi ci trovi la signora Filomena e il suo strascinarsi il corpo sovrappeso per il sentiero di campagna; ci trovi Zio Antonio e la sua terra umile da coltivare; ci trovi la casalinga che va a fare spesa sotto casa; ci trovi il mendicante che si espone a gente che compra beni di consumo chiedendo il consumo di pochi euro; ci trovi queste e tante altre persone che, ideali rivoluzionari realizzati, potrebbero riscattarsi.
E io non le tradisco, quelle persone. Non importa se con le Rivoluzioni si fa un abrutta fine a causa dei furbi che parlano e mangiano. L'alternativa sarebbe peggiore.
Viva le rivoluzioni! Per quante volte possano deluderci, possiamo noi essere sempre qui a sognarne la piena realizzazione!
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