Nascere. Crescere consumando. Maturare consumando. Consumarsi consumando. Morire consumando.
E poi, sempre di più, bisogna fare sempre di più. La vita è fatta a scale, e quindi o si scende o si sale, e tra le due è sicuramente meglio salire, e allora sempre più su, sempre più su, come Superman, la vita dev'essere una linea retta, ovviamente crescente.
Dalle medie al Liceo, poi l'Università, poi un lavoro importante, poi la carriera, sempre più in alto, fino a dominare il mondo.
Questa è la vita ideale di molti. Per un pò lo è stata anche la mia, diciamo fino a 3 anni fa. Poi è successo qualcosa: la Vita.
Si, perchè stavo finendo stritolato in questo meccanismo di continua crescita. Una crescita che dovrebbe essere infinita, ma la nostra vita è finita: questa differenza determina disagio, angoscia e paura. Oh, i segnali che qualcosa non andava c'erano già da tempo, ma io sono andato avanti, stoicamente. Poi ho capito che stavo finendo stritolato. La mia vita stava diventando una trappola. E così, ho cambiato vita.
Prima mi sono dato una calmata spontaneamente, provando a non passare tutto il mio tempo a cercare una crescita disumana. Mi sono goduto altri aspetti della vita, che è molto più ampia e ricca di giornate intere di studio o lavoro.
Poi mi sono dato una bella scossa, andando in Svezia per 6 mesi. Soprattutto i primi 2 mesi che ero all'estero, i contatti con l'Italia erano rarefatti, perchè mi serviva questo cambio totale di ambiente.
Per fortuna all'estero non c'è la stessa frenesia dell'Italia. All'estero alle 6 si posa la penna, punto. Qualunque cosa tu stia facendo, la puoi continuare benissimo domani, perchè tanto dopo un pò i ritorni dei tuoi sforzi sono sempre più decrescenti.
Però l'estero non è il Paradiso. Nessun paese è perfetto, e se proprio devo vivere in un paese imperfetto, e protestare e lottare per migliorarlo, voglio che sia il mio paese, l'Italia. E così sono tornato. Ma da allora mi sono guardato bene dal lasciarmi stritolare di nuovo. I risultati, tanto, sono arrivati comunque, e in compenso ho vissuto meglio. Non avrei potuto desiderare un periodo migliore.
Cosa voglio adesso? Una carriera fulminante? Un lavoro che mi porti prima a Roma, poi a Londra, poi a New York, da dove potrò conquistare l'Universo?
No. Voglio vivere nel mio paesino (che oramai è una cittadina), voglio tornare a casa la sera, dai miei cani e dalle mie galline. Se gli amici si organizzano per andare a vedere una partita al pub, voglio andarci anche io. Oppure voglio andare a qualche associazione di volontariato, o in palestra. O al mare, a guardare la Luna.
Voglio svegliarmi il sabato a casa, portare i rifiuti all'isola ecologica, portare a spasso i cani, fare un giro per le campagne in bici, andare a fare le compere per mamma. Andare a Sermoneta o Ninfa, posti bellissimi dove mi trasferirei subito, tanto sono vicini.
Adesso tutte queste cose non le posso fare, alcune si, per fortuna. Ma il mio obiettivo è proprio vivere questa vita. Una vita non fatta di consumi, carriera e crescita, ma di natura, qualità, e gioia.
Tutto questo, ovviamente, facendo però un lavoro che mi permette di vivere degnamente, che mi piaccia, e che corrisponda ai miei studi.
Non lo so, forse parlo come un vecchio bacucco, ma non c'è nient'altro che vorrei. So bene che altri aspirano all'altro modello, e non dico che sbaglino loro. Non c'è una risposta giusta e una sbagliata. Ognuno deve vivere la vita che desidera, e cambiare quando non gli va bene più. E io la mia scelta l'ho fatta. E non importa se questa vita da sogno la otterrò domani o se dovrò fare un giro di Peppe per arrivarci tra 10 anni, è questa la mia stella polare.
D'altronde, anche Superman amava la vita di campagna di Smallville. E' incredibile quante cose abbiamo in comune io e Superman (a parte i superpoteri): entrambi viviamo in campagna, in un paesino, condividiamo valori simili...
E anche se Superman alla fine fu costretto ad andare via da Smallville, convinto che aveva un destino più grande da realizzare, convinto che doveva salvare il mondo, alla fine è tornato a Smallville, e si è messo a fare il meccanico.
Superman aveva capito che non doveva salvare proprio nessuno. Non poteva sollevare dalle proprie resposabilità gli altri. Ognuno deve salvarsi da solo, e non dare colpe ad altri. Superman decise di non farsi stritolare.
La vita delle piccole cose...
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