lunedì 14 novembre 2011

La palla sulla rete

C'è un film di Woody Allen con la seguente citazione: "Chi disse 'preferisco avere fortuna che talento' percepì l'essenza della vita. Nel tennis se la palla colpisce il nastro, per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre e si vince. Oppure no e allora si perde"

Da alcuni mesi, mi sento nella stessa situazione, anzi peggio... sto giocando a tennis, e sto tirando più volte, anche se la palla è una sola.

La palla è ferma sulla rete, e può finire da una qualunque delle 2 parti. Attualmente non si riesce a capire bene quale sarà il destino di questa partita.

Ma quale partita, poi? Qui non c'è il campo mio e il campo avversario... anche quando la palla cadrà, e sembrerà che ci sia stato un certo esito, ancora non sarà sicuro... solo il tempo dirà se stavo tifando per la squadra giusta o meno...

Vivo una situazione di incertezza perenne... e puoi avere la fortuna di essere circondato di tante certezze affettive, ma quando 8, 9 e anche 10 ore della tua giornata sono passate a camminare sul ghiaccio sottile, c'è poco da fare, l'incertezza diventa parte di te, si vive pensando al domani...

Da qualche mese sto capendo in pieno cosa sia la precarietà... il non sapere dove sarai domani... e allora vorresti trasferirti, ma poi se ti chiamano in un altro posto? Vorresti riparare i piccoli difetti della macchina, ma a che serve, che tanto forse andrai in una città dove prenderai i mezzi pubblici?

La precarietà non è solo una questione economica... è soprattutto una condizione dell'esistenza... l'impossibilità di programmare banalmente quello che farai da qui a un mese... è una condizione paralizzante, che congela l'oggi, e ti rende apatico nell'attesa di un domani ignoto...

La precarietà è la palla bloccata sulla rete. Nei prossimi mesi potrebbe succedere di tutto, ci sono più di due campi in cui la palla può cadere... più percorsi da poter scegliere, e alcuni di essi si intrecciano nuovamente, con possibili nuovi scambi... non posso star fermo ad aspettare quel domani, ma non c'è neanche moltissimo che possa fare... posso solo aspettare, e cercare di capire se ho avuto talento, o fortuna... se ho vinto, o perso...

L'importante è che alla fine quella palla cada da qualche parte. Se dovessi vincere, saprei bene cosa fare. Se dovessi perdere, dovrei rimboccarmi le maniche e ripartire da chissà cosa e chissà dove. Ma meglio vincere o perdere, piuttosto che la cosa peggiore: che la palla resti bloccata su quella cazzo di rete, che tutto resti in sospeso, congelato... la precarietà contrattuale non mi fa paura, ma questa precarietà dell'essere, si, mi spaventa...

La palla dovrà cadere, a un certo punto. Accadrà domani o tra 6 mesi o tra un anno, non so. Non dovesse accadere... dovesse restare tutto in sospeso, probabilmente sarò io a soffiare su quella palla e a determinare un esito qualsiasi, perchè a me piace vivere intensamente, mi piace avere progetti concreti, e non mi piace restare bloccato sperando in un domani migliore.

Vedremo... alla fine la palla potrà andare da una parte... come da un'altra... come da un'altra ancora... come da tante altre...

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