venerdì 25 ottobre 2013

I 100 metri e i 100 passi

Anni fa, quando uscì "I 100 passi", ci fu un gran parlare della bellezza del film, della sua importanza nel redimere la figura di Peppino Impastato, dell'ennesima prova di cosa sia la Mafia, ecc.

Tutti argomenti validi e condivisibili, eppure, non so perchè, sono passati diversi anni prima di riuscire a vedere in prima persona il film.

Era quei "100 passi" che creavano l'inerzia, quella misura che mi ostacolava a vedere il film.

Si, perchè prima dei 100 passi, ci sono stati i 100 metri, che poi è anche una traduzione molto adattata al contesto italiano dell'inglese "yards" (quindi non erano 100 metri, ma circa 91...)

Premessa: "I 100 metri della morte" (da adesso in poi, I 100 metri) è una storia di un periodo travagliato dell'Uomo Ragno, dal punto di vista editoriale, almeno... dopo i fasti di Stan Lee, che aveva reso Spidey super-popolare nei primi 100 e passa numeri, e dopo un periodo grigio, seppur accettabile, di Gerry Conway (colui che uccise Gwen Stacy, la prima ragazza di Peter Parker), arriva Len Wein e la sua gestione a me non è mai piaciuta, così come tra i fan in generale non è rimasta memorabile. Ma ci sono delle gemme in mezzo al fieno, e questa storia è una di quelle.

I 100 metri è una storia anomala, dato che il vero protagonista non è l'Uomo Ragno, ma Bradley Bolton, uno scienziato che possiede qualche nuova invenzione preziosa nel campo dei computer (siamo negli anni '70, quando gli elaboratori elettronici erano ancora grandi quanto una stanza e nella fase pionieristica). Tale Bradley racconta di quando da ragazzo era il campione di football della scuola, e della partita decisiva in cui percorse 100 metri in fuga ma non riuscì a fare touch-down per pochi centimetri.

 Questa storiellina non sembra entrarci nulla con quella principale, quando a Bradley rapiscono la figlia e chiedono un riscatto che consiste proprio nella sua invenzione... l'appuntamento per lo scambio è nel vecchio stadio di football, e lì Bradley mette in atto un nuovo sprint di 100 metri, stavolta per salvare sua figlia, schivando non giocatori avversari, ma criminali e pallottole... una scena che richiama quella del flashback del giovane Bradley, con lo stesso finale... anzi, no, perchè Bradley salva sua figlia, viene freddato, ma l'arrivo dell'Uomo Ragno (finalmente) fa sì che il suo sacrificio abbia fatto guadagnare tempo vitale a sua figlia. Bradley muore, stavolta dopo aver percorso tutti i 100 metri e aver superato simbolicamente la linea del touch down...

 E' una storia caruccia, che non c'entra nulla con "I 100 passi" di Impastato, eppure, quel film per anni ho avuto zero stimoli a guardarlo perchè avevo già letto una storia su una distanza simbolica, sul destino e sulla lotta eroica e senza lieto fine...

Alla fine il film l'ho visto, e tutto sommato, mi è piaciuto. Non l'ho trovato così dissimile dal fumetto, in fondo, se non nel finale: nel fumetto c'è una parvenza di lieto fine nei criminali arrestati, nel film (e nelle realtà) no, dato che la Mafia continua a prosperare e ad essere legalizzata, come diceva De Gregori.

Tutto questo per dire che per un fan Marvel è difficile essere interessato a molti film e libri, perchè le Meraviglie le vede ogni mese in edicola, e spesso queste oscurano il resto del mondo dell'intrattenimento.

Diciamo che non avevo bisogno di guardare "I 100 passi" per capire da che parte stanno gli eroi: me l'aveva già insegnato "I 100 metri". Ma apprezzo l'opera di educazione del film verso gli stupidi, e, comunque, repetita iuvant...


 

Nessun commento:

Posta un commento